Narrativa

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Questi scritti sono un viaggio di regressione in realtà vissute o depositate nei fortuiti incroci del nostro interiore labirinto mentale o costruite con l’arte letteraria. O tutto questo insieme. Noi siamo ciò che ricordiamo: la dea Mnéme, dea della Memoria, e il Labirinto, luogo classico dell’inquietudine, sono gli ingredienti del viaggio che ciascuno di noi, ricordando, compie all’interno di se stesso. Il fine non è uscire dal labirinto, ma intraprenderne i percorsi, vivendoli con pienezza, poiché l’uscita non è che la fatale ineludibile ineluttabile fine del viaggio, del viaggiatore e del suo tesoro mnemonico.

Il sottotitolo riporta “Leggende della costa – Due città del teatro – Quadrilogia dell’Irpinia d’oriente”, per un totale di nove teatri in nove luoghi. I luoghi contengono le storie e le storie i luoghi. La “Storia” li contiene entrambi. Questi due elementi sono essenziali per chi voglia ripercorrere gli eventi e le ragioni di essi, a ricominciare dai documenti. Questi sentieri portano a due importanti risultati: riaprire le pagine di storia cancellate o dimenticate, ridare ai luoghi e a chi li abita la loro identità perduta. Tra i tanti strumenti che possono adoperarsi per percorrere questi sentieri, il teatro è di sicuro il più adatto a trasferire la conoscenza storica in modo didatticamente ed emotivamente immediato.

In questi tre racconti non c’è niente di trascendente, miracolistico: sono prodotti dall’homo ruralis così com’è, un misto di ignoranza, superstizione, intelligenza e fortuna, nel segno di ‘aiutati che Dio ti aiuta’. I personaggi di questi ‘cunti’ non si attendono miracoli o prodigi in loro favore, ma si assumono la responsabilità dei loro atti. Questo riflette in pieno il rigore del mondo contadino in cui l’uomo si misura a viso aperto con l’aspra natura di quelle terre e la piega alle necessità della propria sopravvivenza, che è la cultura sua propria. Del resto, ‘cultura’ e ‘coltura’ condividono lo stesso etimo. Il libro ha la post-fazione di Aldo Vella ed è arricchito dai bellissimi disegni di Vittorino Iannino.

Questo libro è un romanzo storico? SI, perché tratta gli avvenimenti dell’assedio e della capitolazione di Gaeta con il rigore storico e la verità storica, che è assente anche dai libri di storia. Non a caso l’Autore chiama l’assedio di Gaeta ‘bombardamento’. Cosa che effettivamente fu. Ma l’evento storico non è trattato in modo pedante e non è il soggetto principale del romanzo. Fa da cornice ai personaggi veri ed immaginari che si muovono, interagiscono fra loro, hanno pulsioni emozioni sentimenti all’interno dell’evento storico che, in parte, ne condiziona gli atteggiamenti. Aldo Vella dipinge immagini che portano il lettore a riflettere, stimolandone la fantasia e, forse, a commuoversi. Il romanzo evoca l’antica identità di meridionale. L’evocativo ‘Addio’ del titolo è l’addio ad un Meridione-Stato, ad una Patria che si vuole, a tutti i costi, cancellare dalla memoria collettiva, ma che sempre più prepotentemente sta riemergendo in tutta la sua forza.

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